Se sono luce posso aiutare qualcun altro a vedere

Stanàteli

Ci sono molti uomini e donne nella Chiesa che potenzialmente sarebbero ottimi padri spirituali, solo che non lo sanno. Come riconoscerli? Cercate i figli.
Da cosa sappiamo che un uomo è padre? Dal fatto che ha generato dei figli. Chiunque abbia generato figli e figlie nella fede è potenzialmente un padre spirituale. Stanateli, costringeteli ad assumersi le loro responsabilità, farete un favore a voi stessi, a loro e a tutta la Chiesa.
 
(cit. F. Bartoli)
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Cattivi per la pace

Certe cose, si sa, dopo un po’ che ci si ha a che fare non si sopportano più. Vale per i cibi, che dopo averne fatto indigestione non vuoi più vederli. Vale per le canzoni, che dopo aver passato una settimana ad ascoltare sempre lo stesso CD in macchina avresti un po’ voglia di lanciarlo dal finestrino; vale per le parole.

Ultimamente mi stanco più delle parole che delle canzoni e dei cibi. Accoglienzadiscernimentoponti” sono tutte parole che iniziano a farmi alzare gli occhi al cielo prima ancora di sentire il contesto.Ma ce n’è una che proprio è in cima alla lista, ed è “pace”. Lo so, per un cristiano la parola pace è fondamentale, e infatti non la contesto certo nel suo habitat naturale, che è la bocca di Nostro Signore Gesù Cristo. La pace che regna nei cuori di un santo discepolo di Gesù, la pace che albergherà in tutti noi quando saremo, si spera, ammessi alla visione beatifica di Dio: questa è la grande meta del cristiano.

Ma, ahimè, temo che non sempre la pace di cui si parla sia quella. Ogni volta che le persone abusano della parola “pace”, non riesco a impedire al mio cervello di fare paragoni un po’ strani, quasi bizzarri, ma che mi fanno sempre riflettere. Pensiamo ai libri o ai film. Quelli belli, s’intende. Pensiamo al Signore degli Anelli, a Star Wars, ma perché no anche a Harry Potter, se vogliamo essere più moderni. Ecco, non chiedetemi perché ma i cattivi di questi libri e di questi film parlano tantissimo di pace! Anzi, oserei di più: non solo parlano di pace, ma tacciano i buoni di essere dei guerrafondai nemici della pace.

Chi è più guerrafondaio di Aragorn, o di Luke Skywalker? Se ne stavano tutti e due belli tranquilli a farsi la loro vita, chi nella casa di Elrond e chi su Tatuìn, finché non si sono messi in testa di sovvertire quel pacifico e tranquillo ordine che stava regnando lanciandosi in imprese bellicose. Voldemort poi, neanche a parlarne: un pacifista convinto, lui mica voleva fare la guerra. La guerra, diceva lui, avrebbe causato la morte di molti maghi, e lui non voleva quello. I maghi dovevano semplicemente obbedirgli, in pace gli uni con gli altri. Così come l’Imperatore di Star Wars e così come Saruman, che più volte accusa Gandalf di essere guerrafondaio. Perché, semplicemente, non si mettevano tutti d’accordo, deponevano le armi, e seguivano la corrente del momento? E invece, quei grandi attaccabrighe dei buoni non hanno mica dato retta a questi saggi consigli; hanno imbracciato le armi e botte a destra e a sinistra! Risultato: un sacco di morti in tutti i film, e tutto per uno stupido ideale di verità e di libertà.

Ma che cosa dicevano i cattivi, per cercare di traviare il cuore dei buoni? Cercavano di fargli capire quanto è bello essere cattivi? Ad essere onesto, non mi ricordo di neanche un cattivo che abbia mai ammesso quanto sia bello il male. Il cattivo non cerca mai di convincerti che il male sia migliore del bene. Il cattivo cerca sempre di inculcarti l’idea che in realtà non c’è nessuno scontro tra bene e male! Non c’è nessuna guerra in atto, nessun male supremo da sconfiggere. Non c’è bianco e nero, ci sono solamente cinquanta sfumature di grigio con il quale bisogna per forza di cose convivere. E alla fine, se sono davvero bravi, arrivano a farti credere che il cattivo sei tu, che vuoi a tutti i costi lanciarti in questi scontri frontali l’uno contro l’altro.

Ma, direte voi, questo cosa c’entra oggi? In fondo, Sauron è caduto, Saruman ha fatto una brutta fine, Voldemort dovrebbe essere finalmente morto per davvero e l’Imperatore è cascato nelle viscere dell’ultima Morte Nera (certo, nei nuovi film c’è un nuovo cattivo, ma non mi preoccupa più di tanto…). Ci interessa, perché nell’Occidente che tanto amiamo continuano a essere uccise persone innocenti. Ed ogni volta che questo accade, il giorno dopo e quello dopo ancora è un continuo inneggiare alla pace, alla concordia, ai nostri presunti valori di libertà, al fatto che non si può fare di tutta l’erba un fascio, al fatto che non c’è nessuno scontro di civiltà, nessuna guerra di religione. Ecco, quando sento questi discorsi mi viene in mente una cosa: il bene cercherà sempre lo scontro diretto con il male, mentre il male cercherà sempre di farti credere che non esiste nessuno scontro.

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(https://francescoarnaldi.wordpress.com/2017/07/22/cattivi-per-la-pace/)

Voglia di latte

Sai mamma,

in una puntata c’era anche il…

il piccolo della pecora… il pecorino!!

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Se questo è … Charlie

Da quando ho appreso della decisione di far morire il piccolo Charlie Gard provo tantissima rabbia e tristezza. Che fine hanno fatto quelli che con commozione hanno indetto le giornate mondiali della memoria e del ricordo? Quelli che hanno detto “mai più un orrore simile”?
La prima vittima dello sterminio sistematico dei non sani, gli “ausmerzen”, sotto il regime nazista fu un bambino per il quale lo stesso padre si era rivolto al Führer, chiedendogli una “soluzione” per evitare di accollarsi le spese di un bambino così deperito.
Qui è ancora più agghiacciante: ab alto c’è chi decide chi merita o no di vivere, e quanto dignitosamente può morire. Due genitori disperati per la prossima perdita di un bambino sono irrilevanti, e se il numero dei “terminati” aumenta, diventeranno, come diceva Lenin, semplicemente una statistica.

« Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case,
 voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e i visi amici: 
considerate se questo è un uomo…

(…)

che muore per un sì o per un no»

So che a parlare è anche la mia paura di morire, di sentirmi dire un giorno che sono di troppo o peggio di non avere via di scampo da decisioni assurde quanto questa. Potrebbero i genitori di Charlie fare bagaglio e fuggire? E come si fa ad andare lontano dalla civilissima Inghilterra?
Io mi ritengo una persona fortunata nel pensare che sono così stupida da riuscire a lasciarmi toccare il meno possibile da eventi disastrosi e di grande portata come guerra e terremoto ragionevolmente lontani da me, ma stavolta, la morte di un solo bambino mi pesa come la condanna a morte dell’intera umanità. 
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Ed ecco Dio

Oggi per la prima volta in vita mia sono riuscita in una impresa epica: partecipare alla marcialonga di San Giuseppe e anche dopo un numero di chilometri che fino a ieri per me era assolutamente impensabile, ero ancora in piedi, di passo deciso e senza acciacchi. Sia lode a Gesù!

Anche l’aria profumava di primavera con quella brezza leggera che ogni tanto ci accompagnava.

E a sera, mentre il cuore era ancora colmo di gioia e gratitudine, ecco il buon Dio ammantare di stupore un cielo intero…

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Il guerriero

Siamo stati per un week end a Firenze ed abbiamo dormito in un B&B vicino alla chiesa di Santa Croce. Passandoci davanti praticamente ad ogni spostamento da e verso il B&B, ogni volta ripetevo al piccolo, che adesso conta 6 anni:

«Vedi? Quella è la statua di Dante Alighieri, l’autore della Divina Commedia, il sommo poeta, “sommo” vuol dire grande, cioè quello lì è il più grande poeta di tutti i tempi… Dante Alighieri, ricordalo… Dante Alighieri… Dante…»

L’ultima mattina prima di andare a pranzo da amici ci passiamo ancora una volta ed io: «Allora ti ricordi chi rappresenta quella statua?»

Lc: «Ent! Ent, il guerriero!»

Io:«Ma come Ent!!! Aspetta, ti aiuto, fai.. un po’ meno Signore degli anelli…»

Lc: «Ah sì, mi sono ricordato: è Dante!»

Io :«Ohh finalmente!»

Lc: «Dante, il guerriero»

Io:«…sob…»

Parlandone dopo a pranzo con Hillary figlia di Poemen, mi ha rincuorato: « Beh a conti fatti però un po’ guerriero lo è stato per davvero.»

Se lei dice che va bene, io mi fido. Ne ho dedotto, quindi, che c’è ancora speranza per la formazione letteraria del piccolo, è solo la mia che vacilla sul serio: cinque anni di studi buttati al vento.

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Vi sveliamo cosa si cela nel titolo del film…

F

Non è una recensione, ma come voto gli diamo decisamente un ★★★★

Il più atteso film di animazione della Pixar di questo autunno nelle sale cinematografiche è stato senza dubbio “Alla ricerca di Dory”. Ovvero, il proseguo del film di animazione “Alla ricerca di Nemo“. Infatti si riparte proprio dalle circostanze che portano Dory a scontrarsi con Marlin lanciato all’inseguimento del motoscafo.

Già allora era in cerca dei suoi genitori che aveva smarrito a causa della sua perdita di memoria a breve termine e qui si fa spazio un dubbio: perché il titolo è “Alla ricerca di Dory” se poi la protagonista indiscussa, colei che crea dinamismo tra i personaggi marini, è proprio Dory che, non cerca una sua omonima ma i propri genitori?

Proviamo a spiegarlo. 😀

La memoria dell’amore

Come abbiamo già detto Dory dimentica le cose a breve termine, ma nonostante questo non può resettare la memoria a lungo termine e l’affetto “da” e “verso” i propri genitori, questo perché questo tipo di memoria si colloca temporalmente nella categoria dell’Eternità.

Noi riceviamo quel tipo di amore, che non perde mai la speranza, che è sempre benevolo e indulgente persino sulle mancanze più evidenti, da Dio stesso «Perché il suo amore è per sempre», come scrive il Salmo 136 ripercorrendo la storia della salvezza.

Messa in questi termini, Dory la è metafora perfetta di una persona di fede che cerca in Dio la propria  identità e le proprie origini: di continuo si perde il filo della relazione speciale con il Padre, eppure di continuo l’evidenza di Dio si riannoda negli eventi che essa vive.

Cosa accadrebbe se…mi perdessi di nuovo? Mamma, papà, andrà tutto bene perché so che anche se vi dimenticassi, sono capace di ritrovarvi.” (Dory)

Quando sai di appartenere ad un Padre che ti ama, sai anche che, per quanto la memoria sia corta e gli sbagli siano tanti, ci sarà sempre qualcosa che ti richiama alla ricerca più importante della tua vita, che ti dice a chi appartieni e chi sei. La certezza di essere “figli amati” cambia il nostro modo di agire e di essere.

Anche i genitori, quindi, fanno parte della sua identità e la memoria dell’amore ricevuto è la parte più profondamente e vera di sé.

L’amore che guarisce

Quando è ferma solo sulla propria autocommiserazione Sophie, del

Quando è ferma solo sulla propria autocommiserazione Sophie, del “Castello errante di Howl”, si accartoccia come una vecchietta. La maledizione che l’ha colpita mostra l’età del suo cuore.

Ho sempre trovato fortemente significativo il fatto che Dory ricorda meglio e vive meglio stando con i pesci che la facevano sentire amata e rispettata. Il parallelo con Sophie de “Il castello errante di Howl” ci sta tutto (ATTENZIONE, se non l’avete visto state per avere uno SPOILER), in quanto lei addirittura ringiovanisce fisicamente quando il suo cuore è attraversato dalla consapevolezza dell’amore per Howl.

Che fenomenale promozione del fatto che la vita, la morte e tutto ciò che sta nel mezzo, non si possono ridurre solamente al dato biologico! Anche la psiche e l’anima, che si nutrono di amore, contano tanto che, quando una persona si sente amata, i suoi difetti regrediscono o vengono limitati, un po’ come fa Gioia, in “Inside Out“, quando chiede a Tristezza di restare confinata nel suo cerchio.

Tenendo presente che in tante recensioni Dory viene accostata al concetto di persona affetta da handicap, il potere taumaturgico dell’amore è lampante.

Che farebbe Dory?

Marlin: Lei avrebbe sicuramente una idea di che cosa fare, se fosse qui. Non so proprio come ci riesca.”

Nemo: “Non lo sa neanche lei, papà, lo fa … e basta.”

Marlin: Allora non ci resta che pensare.

Nemo: Che farebbe Dory?

Marlin: Lei studierebbe la situazione, e poi valuterebbe, e poi analizzerebbe le alternative …

Nemo: Papà questo è “che farebbe Marlin”!

Marlin: Giusto, è quello che farei io! Lei non ci penserebbe due volte, lei guarderebbe la prima cosa che vede e …

Nemo: Dory lo farebbe.[/author_info] [/author]

Avete appena letto la peggiore banalità presente nel film. 😦

Noi qui siamo sempre dell’avviso che andare “dove porta il cuore” senza essere accompagnati dal cervello è sempre potenzialmente dannoso. Certo anche pensare senza agire, seguendo l’approccio di Marlin, non è una valida alternativa, ma agire senza pensare potrebbe essere peggio.

Cosa accadrebbe se tutte le volte che non trovo posto nel parcheggio desiderassi d’appiattire a fisarmonica tutte le auto già presenti? Sareste ugualmente contenti se le auto fossero le vostre? XD

L’impulso può indurci a buttarci in un fiume perché abbiamo sentito una richiesta di aiuto e sarebbe tutto sommato un gesto generoso, ma se ci sfugge il fatto che, magari, non sappiamo nuotare, rischiamo di essere solo d’intralcio per i soccorritori veri.

Coerentemente con il dialogo di prima, anche Dory afferma:

Le cose più belle capitano per caso, perché la vita è questa. (Dory)

E come darle torto! Se per scelta hai stabilito che ti fa fatica fermarti a pensare, è normale che, di conseguenza, subisci le avversità del tuo destino, inerme e senza possibilità di scampo.

Poi però è sempre Dory che arriva a chiedersi, parlando di sé stessa in terza persona, “cosa farebbe Dory?”, altro che elogio del mancato pianificare! E’ l’esatto opposto. Addirittura Giovanni Paolo II esortava i suoi figli spirituali con la massima “Uomo, sii te stesso!”. Cioè chiediti cosa puoi fare per esprimere il meglio di te stesso in ciò che vivi.

Questa è la soluzione per prendere a picconate i tanti muri dell’indecisione.

Ti sei chiesto precisamente quale sia ora la tua vocazione? (…) se troverai una risposta convincente a questa domanda saprai cosa fare! (Giovanni Paolo II)

 C’è sempre un’altra soluzione

Tempo fa lessi una poesia che diceva qualcosa del tipo che dopo aver bussato a tutte le porte, supplicato di entrare e avendone prese a calci un buon numero senza essere riusciti a scardinarne nemmeno una, ecco che all’improvviso se ne apre una, sfiorata per sbaglio, con un gomito, quando già stavamo andando via.

Ecco quella potremmo chiamarla casualità, oppure con il suo nome proprio: Provvidenza! 

Ai più scettici ricordiamo che “sorte” e “coincidenza” sono solo altri nomi in codice usati per dire che Dio agisce.

Conclusione: “Sigourney Weaver è Sigourney Weaver”?

L'avrete sicuramente vista in Avatar e prima ancora in Alien, oltre che in una serie lunghissima di film, ma adesso Sigourney Weaver passa alla storia con il suo vero nome inserito nel doppiaggio come voce guida del Parco Oceanografico di Morro Bay. In Italia l'hanno sostituita con Licia Colò.

L’avrete vista in centinaia di film, ma ora Sigourney Weaver passa alla storia con il suo vero nome interpretando niente meno che se stessa(!) in “Alla ricerca di Dory”.

Questo è stato scritto nei titoli di coda originali del film (senza punto interrogativo ovviamente!). Per chi non lo sapesse Sigourney Weaver, dopo aver recitato in Alien, Avatar ed un altro centinaio di film è diventata voce guida del Parco Oceanografico di Morro Bay, dove Dory è nata.

In Italia l’hanno sostituita con Licia Colò per ottenere il medesimo effetto comico, ma la domanda che mi ha suscitato è ben più profonda: alla fine di questo grande film d’azione in cui porto in giro la mia vita, potrò dire anche io di essere stata me stessa pienamente? Riuscirò mai a esprimere tutta la originalità con cui sono stata creata?

Il vero dramma è che se io non sono io… allora non si sta parlando di una semplice “ricerca” buona solo per farci un film di animazione. La sua caratteristica di base è proprio un dato di fatto: io dimentico.

Immersa nell’oceano delle mie occupazioni quotidiane, rischio di non sapere più chi sono, ma ecco che sul più bello la Provvidenza interviene per restituirmi quel pezzetto di identità che ho perso di vista. Sono sicura che è per questo che mi capita ascoltare quel sacerdote particolarmente ispirato nella sua omelia, di incrociare quel bambino che, di punto in bianco, mi chiede  “ma tu sei amica di Gesù?” (Ah-hem…!!!) , oppure anche quell’amico che ha fatto una esperienza spirituale importante e mi lascia quella sensazione particolare che ho iniziato a chiamare “nostalgia di Dio” e altre cose così.

Anche io come Dory non riesco a trattenere memoria di tutto quello che vivo, ma so riconoscere lo straordinario che irrompe nell’ordinarietà delle cose, ed è per questo che, anche io, mi sento  capace di ritrovare la strada: perché più ne faccio e più mi rendo conto che è Dio stesso che me la mette davanti agli occhi.

+Bonus points:  and the winner is…

Il “premio simpatia” di questo film di animazione va indubbiamente a Bailey, il beluga che fa funzionare l’ecolocalizzatore concentrandosi in un lungo “uuuuuuuuh”. 

Se potessi ne adotterei uno, portatile, da tenere in borsa per recuperare gli oggetti smarriti sul fondo, quando per prenderli non mi resta che iniziare a scavare.

Qui un assaggio del magico momento in cui scopre che il sonar funziona.

Il premio “Virtù della Fortezza”, per il miglior esempio educativo, va invece a Piper, il cortometraggio che anticipa “Alla ricerca di Dory” e che, da solo, giustifica almeno metà del biglietto al botteghino.

E’ la storia di un pennuto che ha sempre la peggio, sia con le onde del mare, che sistematicamente lo appallottolano tra piume, acqua e sabbia; sia con i suoi genitori, che non lo assecondano nella pretesa di essere nutrito. Scoprite da voi chi la spunta alla fine del corto!

Ecco il protagonista di Piper, il corto che anticipa Dory.

Ecco il protagonista di “Piper“, il cortometraggio che anticipa la proiezione del film nei cinema

[Pubblicato e meglio impaginato da CattOnerD il 25/10/2016]